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mercoledì 18 maggio 2011

20 MAGGIO LI 43 ANNI DER CURATO







LUNGA VITA A BACCO ! ER 20 MAGGIO COMPIRO' 43 ANNI, PER L'OCCASIONE FARO'
UN BRINDISI ALLA SALUTE DE TUTTE LE PERSONE CHE MI SONO CARE , AUGURANDO
LORO OGNI BENE! ...Carpe diem quam minimum credula postero......!
ALLA VOSTRA!

sabato 14 maggio 2011

Un’avventura co’ li granchi (in romanesco come se parlava)


Dar Granne Sor Maurizio un racconto de Roma de na vorta:

E mo v'aricconto de' quela vorta che semo annati a Piazza Vittorio.... abitavamio ancora in via Cicerone, vicino ar palazzaccio(palazzo di giustizia a piazza Cavour) Mi padre fa a mi madre.."Lucià, me va 'na zuppa de granchi ch'è parecchio che nun se fa... vado co' Maurizio a Piazza Vittorio a comprà un po' de granchi ….ciao".
Dovete da sapè che a Piazza Vittorio 'na vorta, c'era er mejo mercato de Roma e li s'arisparambiava (risparmiava) de parecchio.

Piazza Vittorio stà all'Esquilino a noi abitevamo in Prati e pe' arivacce, dovessimo da prende er tramve. Allora c'era la circolare che faceva er giro de Roma e prennessimo la la circolare rossa.
Mò sto tramve era snodato e da regazzino me ce divertivo tanto a mette li piedi su la piattaforma rotonda interna che a ogni curva girava.

Arivamo ar mercato e ‘nnamo subito ar settore der pesce e trovamo li granchi vivi che se moveveno. E mo' ndo' li mettemo ?" fa mi padre? Poi me fa:"Cori Maurì, va'comprà 'n pilone cor coperchio così ce li mettemo drento"

M'attraverso de corsa tutto er mercato , me compro sto pilone e lo riporto a papà che già era inguaiato perchè er pesciarolo javeva dato un cartoccione ma li granchi dar de drento voleveno sortì de fora e nun ne volevano sapè gnente de stassene boni Allora, finalmente, piamo sto cartoccione, lo votamo drento ar pilone, chiudemo er coperchio e tutto s'accomoda.
E' fatta...pensavamo...io e papà.

Salimo sur tramve, aripjamo la circolare e se mettessimo a sede proprio su li sedili che staveno davanti a la piattaforma girevole.... io, che me portavo la pila, la poggio pe' tera e me metto a sede vicino a papà.

Solo che nun m'ero accorto che una parte della pila poggiava su quella dannata piattaforma. Alla prima girata der tramve stà piattaforma se move, comincia a girasse, se porta apprresso la pila e la manda a sbatte sulla parete der tramve..... aprete cielo……. la pila casca , s'opre er coperchio e li granchi sortono de fora e cominceno a core come matti pè tutto er tramve.

Ve potete da immagginà quer ch'è successo.... certe donne so' salite sui sedili, antre se so messe a strillà e a dì' " aaah che schifooo" N'antra pe' core, ha 'nciampicato e ha sbattuto co la panza ar manubrio der sedile.. lì ndove uno s'aregge.
L'ommini camminaveno in punte de' piedi pe nun trovasse li granchi sotto le scarpe ma ‘gni tanto se sentiva un crac der quarcheduno che je metteva li piedi sopra.Mo, dovete poi da sapè che la circolare era piena de gente che scarpitava mentre li granchi corevano de qua e dellà fra li piedi.

Er tramviere intanto, te ferma er tramve ner sentì tutta sta caciara e opre le porte mentre io e mi' padre corevamo appresso a li granchi pe rimetteli 'n de la pila ma stavamo piegati in due pe' le risate che li per lì ce veniveno spontanee e, pe' fortuna, che quarcuno de bona volontà ci'ha dato 'na mano e semo riuscito a ripialli tutti ... o quasi, sarvo quarchedduno che è sortito dar tramve. "Li devi pià così" - me faceva mi' padre" -co' du' dita... dalla parte che nun ci'hanno le tenaije, co' un dito sulla panza e uno sulla schina". Intanto però certi granchi s’arampicaveno sulle scarpe e su le carze delle donne mentre artri pe li pantaloni dell’ommini

Inzomma , ce voleveno fa pagà er bijettoo pe’ ‘gni granchio perché nun se poteveno portà bestie ner tranve. Poi er vetturino ha arzato le spalle, ha richiuso le porte e è ripartito ma quanno semo scesi deve avè tirato un ber sospiro de sollievo ma un par de risate se l’era fatte pure lui.
A casa, mi madre e mi nonna e mi sorella, se so sganasciate, che vor dì che se so mezze slogate le mandibole da le risate, quanno j ‘ avemo detto der fattaccio.... Noi, un po’ de meno, dopo l'agitazione che avevamio passato.
.
In compenzo la zuppa è stata proprio bbona e magnata co' tutti li sentimenti de gradilla... e 'n pò anche pe' vennicasse de li grancacci.

Ecco, questo è stato n'antro momento bello ,e adesso ancora ce rido, tanto che l’ ho già ariccontato a li nipoti mia ma che aricorderò sempre con tanto piacere e tanta nostargia de tempi felici, senza penzieri e co’ papà che me dava sicurezza
ve saluto
maurizio

venerdì 6 maggio 2011

10 Maggio li 42 anni der Turco!





Auguri de core ar Turco sempre presente, sempre attento che er bicchiere sia sempre pieno (soprattutto er suo), un grande vignarolo! Alla tua salute!Massimo

venerdì 29 aprile 2011

I 73 ANNI DER SOR TARQUINIO







Oggi er grande sor Tarquinio compie l'anni, lealtà, fiducia,intelligenza, sono qualità der Sor Tarquinio, un grande vignarolo degno de stima...alla tua salute!
Massimo

sabato 23 aprile 2011

Dall'uovo di Pasqua



Dall'uovo di Pasqua

Dall'uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: "Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio".
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
"Viva la pace,
abbasso la guerra".
Gianni Rodari

giovedì 21 aprile 2011

2764° Natale di Roma



Roma, 21 aprile - Oggi Roma festeggia il suo 2764° Natale, conosciuto anche con il nome di Romaia, è una festività laica legata alla fondazione della città di Roma, festeggiata il 21 aprile, Secondo la leggenda, narrata anche da Varrone, Romolo avrebbe infatti fondato la città di Roma il 21 aprile del 753 a.C. La fissazione al 21 aprile, riportata da Varrone, si deve ai calcoli astrologici del suo amico Lucio Taruzio.
Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, a causa della calata dei Barbari, Roma subì periodi molti bui della sua storia. Anche se sede papale, e forse proprio per questo risparmiata (si pensi all'episodio di papa Leone Magno che incontrò e dissuase Attila dall'attaccare la città), essa vide sparire moltissimi dei suoi usi, costumi e delle sue tradizioni.
Alcune di queste furono recuperate dagli umanisti, ma fu con l'avvento dell'epopea risorgimentale che il Natale di Roma fu ripristinato come "tradizione". I più rivoluzionari tra i mazziniani, i garibaldini ed alcuni liberali, festeggiarono l'evento, ad esempio, nella primavera del 1849, quando Roma, da poco Repubblica libera che aveva rovesciato il potere temporale del Papa, lottava per la sopravvivenza. Si racconta di un pasto ai Fori con brindisi per la fondazione dell'Urbe da parte di Romolo e la rifondazione (liberazione) da parte dei rivoluzionari stessi. Sturbinetti tenne uno dei discorsi più accorati.
Da questa data in poi derivava la cronologia romana, definita infatti con la locuzione latina Ab Urbe condita, ovvero "dalla fondazione della Città". La ricorrenza del Natale di Roma è tuttora festeggiata con rappresentazioni in costume, eventi culturali e manifestazioni ludiche.
In epoca fascista, a partire dal 1924, il 21 aprile era festa nazionale, e si festeggiava in tale occasione anche la Festa dei lavoratori, che sostituì quella del 1º maggio. Tale consuetudine fu abolita nel 1945, e la festività restò solo nel Comune di Roma.
Auguri a tutti i romani e i simpatizzanti di Roma!

giovedì 17 marzo 2011

16.3.2011 4 anni di Grande Hostaria







Lunga vita a bacco e accidenti a chi nun beve!in attesa del resoconto del fido scrivano un pò de poesie tra un fritto e nà bistecca.....

sabato 26 febbraio 2011

LE CASTAGNOLE




Perché questo post partecipa all'iniziativa della blogger Caris, per manifestare la nostra solidarietà al reparto di neuro-fisiologia della fondazione Santa Lucia di Roma, che cura tanti bambini ma purtroppo rischia di chiudere.
Cliccate http://www.cookingplanner.it/2011/02/una-ricetta-per-il-santa-lucia/



Le Castagnole
ingredienti:
• 600 g. di farina
• 200 g. di zucchero
• 150 g. di burro
• 4 uova
• 1 bustina di lievito
• una tazzina di rum
• zucchero a velo quanto basta
• olio per friggere quanto basta

Fai sciogliere il burro con la fiamma bassissima e facendo attenzione a non farlo bruciare.
In una ciotola, lavora le uova con lo zucchero. Aggiungi il rum e il burro fuso (non deve essere caldo) e continuando a girare con un cucchiaio di legno, unisci la farina setacciata e il lievito.
Versa l’impasto che hai ottenuto, su una spianatoia di legno e lavoralo con le mani.
Forma dei cilindri, tagliali a pezzetti e arrotola ogni pezzetto tra le mani per formare la pallina. Le palline non devono essere ne troppo grandi ne troppo piccole.
Prendi un pentolino con i bordi alti fai scaldare l’olio e friggi le castagnole poche per volta. Toglile mano mano dal fuoco quando sono belle rigonfie e dorate e mettile ad asciugare sulla carta assorbente.
Passale su un vassoio da portata e spolverizzale con lo zucchero a velo.

Un tocco in più:
Se vi piace la cannella, potete aggiungerne un po’ (in polvere) nello zucchero a velo.

Grazie a http://www.mammapina.it/Dolci/Castagnole.html

sabato 19 febbraio 2011

28-2-2011 I 35 ANNI DER SOR DARIO






Lunga vita a Bacco!!! Cari Vignaroli e non, il Sor Dario er 28 compirà le sue 35 primavere, er Sor Dario purtroppo pè esigenze lavorative nun po esse sempre dei
nostri, ma devo dire che quanno c'è se sente, se sente eccome (tocca compra er doppio der magna e raddoppia le bocce de vino...),per questo me piace ricordarlo sempre come un grande vignarolo (uno dei fondatori della G,H).Detto ciò arzo il mio calice e brindo alla tua salute!
sor massimo

domenica 13 febbraio 2011

Er Carnevale de 'na vorta (der Sor Dario)


Un'elaborato der Sor Dario (storico della G.H.)-Er Carnevale de 'na vorta-.

In epoca rinascimentale, barocca, ma anche fino alla fine dell'Illuminismo, il Carnevale che si festeggiava a Roma non aveva nulla da invidiare da quello ben più celebre e rinomato di Venezia. Anzi, molti stranieri erano attratti dal Carnevale di Roma, basti pensare al celebre romanzo di Dumas "Il Conte di Montecristo", nel quale il giovane Alberto de Morcerf è catturato da dei finti briganti proprio nel bel mezzo nella Roma del Carnevale e liberato dallo stesso Conte.
Nel 1550, un turco che si trovava per caso di passaggio a Roma, scrisse ai suoi connazionali musulmani che, in occasione del Carnevale, i cristiani diventavano pazzi per diversi giorni, per poi recuperare il senno grazie ad una "polvere magica" che veniva cosparsa dai sacerdoti sulle loro teste (il giorno delle Sacre Ceneri).
Ovviamente, il viaggiatore musulmano non conosceva l'importanza delle cerimonie religiose cristiane, ma tanto basta per far capire quanto fossero divertenti e quale fosse la baldoria che si generasse tra le classi sociali romane di quei giorni spensierati, mentre il tedesco Goethe, nel 1788, benchè disturbato da tanto chiasso, diceva che valeva la pena di assistere al Carnevale romano almeno una volta.
Una prova?
A metà del '700, papa Benedetto XIV aveva emanato un'enciclica sull'argomento e sull'eccessiva sguaiataggine dei romani nel festeggiare il Carnevale, visto che, spesso, gli scherzi si prolungavano oltre la mezzanotte e molti si presentavano a Messa addirittura mascherati !
Ma andiamo per gradi.
Ad istituire i festeggiamenti per il Carnevale, era stato papa Paolo II nel '400, che aveva indicato la Via Lata (l'attuale via del Corso) come sede per i festeggiamenti , a scapito della zona di Testaccio, che prima si preferiva. Questo gesto avrebbe coinvolto, più di prima, le popolazioni di tutta la città, senza distinzione di classe facendole convergere al centro ed amalgamandole di più.
Nel 1634, il card. Barberini, in occasione della visita a Roma del principe polacco Alessandro Wasa, fece allestire a piazza navona un'imponente "Giostra del saracino", costruita con una scenografia barocca e stupefacente, che impressionò tutti. il principe partì presto, ma la Giostra rimase al suo posto nei giorni successivi : il Sabato Grasso, la nobiltà romana ed il popolo videro uno spettacolo ancora più grande di quello allestito per il nobile straniero, con ben 360 cavalieri, 138 cavalli, molte squadriglie, un nano ed un toro.
Ben più noto ed atteso era il "Palio", anzi i "Palii" che poco avevano a che vedere con quello celebre di Siena, ma che avevano come oggetto le corse umane e che raggiunse il massimo consenso in epoca rinascimentale. Il più atteso (oggi fa inorridire, ma bisogna ragionare con la mentalità grossolana dell'epoca) era il "Palio de li Judii": poiché a cristiani ed ebrei era proibito poter fare cose insieme, agli ebrei (i "Judii") era concessa, anzi obbligata, una corsa per otto persone. Ovviamente, scherzi e dispetti grossolani si riversavano su quegli improvvisati atleti ebrei che, oltrettutto, a volte furono fatti correre a stomaco pieno per rallentarne la corsa e venivano bersagliati dal lancio di oggetti di qualunque tipo. Le autorità di polizia proibirono il lancio di "fango", e i romani, quindi, ben pensaron di lanciare … altro ! Tuttavia, nel 1668, papa Clemente IX abolì questa corsa, ma obbligo la comunità a versare una somma per l'organizzazione dei festeggiamenti carnascialeschi.
Altre corse erano quelle degli "anziani nudi", che venivano però ricompensati di una somma in denaro, e a Via Giulia, una volta, fu organizzata la "Corsa dei Gobbi".
Queste corse, o meglio "palii", erano talmente popolari che erano spesso organizzate anche in modo straordinario in altri momenti dell'anno. celebre è rimasto il "Palio de li zoppi", organizzato a Trastevere nell'agosto 1633.
Tuttavia, l'evento principale restava in via Lata (che da questi eventi fu chiamata Via del Corso) , con la corsa dei cavalli barberi (arabi) la corsa iniziava da Piazza del Popolo per avere il suo arrivo a Piazza Venezia, mentre a Via del Vantaggio avevano il "vantaggio" i cavalli di tre anni e mentre la folla si accalcava ai lati delle strade per vedere lo spettacolo, mentra gendarmi e dragoni si affanavano per contenerli. Il vincitore, spesso sponsorizzato dai nobili o dai capo-rioni, vinceva una cospicua somma in denaro.
Numerosi furono gli incidenti causati dalle corse, tanto che nel 1820, il governo decise di abolire queste rocambolesche corse.
Spettacolare era la sfilata dei carri allegorici, allestiti dai Rioni, da nobili e dalle istituzioni, che videro la partecipazione anche di artisti di accademie: rispecchiavano inizialmente scene mitologiche o eventi politici, ma arrivarono anche a fare delle sane satire politiche verso personaggi in vista di quegli anni.Sui carri, mascherati, prendevano parte sia i nobili che i popolani che i borghesi ed è su questi carri che prendono forma le maschere romane, fino a quel momento chiuse nelle rappresentazione letterarie e teatrali: Cassandrino, Meo Patacca, Rugantino.
Alle donne era vietato mascherarsi, ma i gendarmi chiudevano sempre un occhio nel rispetto del diritto al festeggiamento, ma più severi si era se era una prostituta a mascherarsi. Era proibito lanciare oggetti, ma era consueto essere colpiti da arance, mele, rape e uova marce, soprattutto nei confronti delle maschere sui carri. Nel 1692, un Pulcinella fu arrestato poichè colpiva gli altri con un salame e quando il Governatore di Roma giunse a proibire la vendita di quello che poteva essere lanciato, arrivando a sequestri e confische, i romani si adattarono a lanciare i confetti di gesso, pesanti antenati dei coriandoli !
In epoca barocca, inoltre, si usavano per spettacolo anche le condanne a morte dei prigionieri illustri.
Sontuose erano le feste indette dai nobili nelle loro proprietà e nei teatri pubblici, con feste da ballo e banchetti.
Un altro aspetto popolare era quello della "Festa dei moccoletti", che concludeva il Martedì Grasso: le finestre delle case si riempivano di luci, tutta la cità cambiava aspetto, e la folla si riuniva in piazza ed il divertimento consisteva nello spegnere il "moccolo" a chi gli era accanto.
La cerimonia religiosa più importante era quella delle Quarantotto ore", organizzata in alcune e chiese e la cui principale si svolgeva alla Chisa del Gesù.
Ma era sempre il Carnevale "profano" afd avere la meglio sulle intenzioni del popolo e in molte occasioni, per calamità naturali o Giubileo, venivano vietati i festeggiamenti.
Ma ci fu chi, con uno scherzo degno del Marchese del Grillo, riuscì a beffare tutta Roma, obbligando il Papa stesso ad intervenire…
Nella notte tra il 3 ed il 4 febbraio 1703, anno seguente all'Anno Santo, qualcuno fece girare la voce che al papa era apparsa la Madonna che annunciava un terremoto imminente… l'agitazione prese tutto il popolo: nobili, cardinali, artigiani e plede si riversarono nelle strade, spesso con indosso solamente le coperte; nelle carceri, i galeotti imploravano di essere fatti uscire dalle celle; solo dopo diverse ore e grazie all'intervento del Pontefice, i romani si acquietarono e tornarono a dormire.
Nel frattempo, una tale turbativa dell'ordine pubblico doveva essere punita !
Non potendo capire chi fosse stato quel briccone che avesse per primo fatto correre tale voce e non potendo far fare una figuraccia alla polizia, la colpa fu data al "diavolo" che, non potendo essere imprigionato, fu lasciato stare e la credibilità delle autorità fu salva !
Purtroppo, la festa che tutti i romani si attendevano per tutto l'anno, andò scemando con il tempo; per primi ci pensarono i francesi, allorchè occuparono Roma verso la fine del '700; tornato il Papa, un editto del 1837, con la scusa dell'epidemia di colera, vietava l'uso delle maschere.
E credete che i romani se lo dimenticavano? In epoca Unitaria, nel 1876, girava per Roma una pasquinata che qualcuno ebbe la buona idea di pubblicare a mezzo stampa:
"Di Roma il Carneval qui morto giace;
Dorma egli alfine
e Roma lasci in pace".
Eppure, ancora oggi Via del Corso richiama maschere e mascherine da tutta Roma, nonostante l'immigrazione nazionale e internazionale; simbolo che se la gente non vuole ricordare il Natale degli antenati dei Romani, è la stessa Roma che, con autorevolezza, glielo ricorda.
Bibliografia: "Feste romane" di Paola Staccioli e "Storie della città di Roma" di Claudio Rendina".


sabato 5 febbraio 2011

4-2-2011 Fraschetta al Podere San Carlo-Roma-











RESOCONTO FRASCHETTA DELL’ 4/2/2011
Luogo : HOSTARIA- Podere San Carlo-Roma
Ora : 20.52
PRESENTI

Sor Massimo Hostaria der Curato – Fratello Vignarolo
Sor Tarquinio Hosteria della Madonnuccia - Fratello Vignarolo
Sor Giannetto Hostaria de Diomira – Fratello Vignarolo
Sor Pasquale Hostaria der Minestraro– Fratello Vignarolo
Sor Giovani Zagaja – Hostaria der Frate Punk Fratello Vignaiolo


OSPITI d’ONORE:
Sor Giancarlo Hostaria der S. Carlo – Ospite d’Onore e padrone dell’Hostaria
Sora Vilma – Ospite d’Onore – Cuoca
Sor Gianfranco Hostaria de Diomira 2- Ospite d’onore

Titolo: “NUN C’E TRIPPA PER GATTO!”
Sottotitolo: “ce semo magnati pure lui co la trippa!”

Resoconto
Una importante fraschetta, presso l’Hostaria Podere San Carlo.
Ci rechiamo, ognuno con i propri mezzi (er Curato porta er Sor Pasquale), presso l’Hostaria der Diomira, li ci attendeno er Sor Tarquinio e er Sor Gianfranco, tutti e quattro con la macchina der Sor Tarquinio dopo 15 minuti di strade buie, fontanelle, madonnine ,il tutto disegnato su una mappa fatta con le sue manine dar Sor Zagaja arriviamo al Podere San Carlo.
Ringrazio subito il Sor Giancarlo per l’ospitalità nella splendida location attrezzata per le fraschette, ringrazio la Sora Vilma per le cose cucinate ottimamente….;. Dopo l’apertura der Sor Massimo della fraschetta se comincia a magna a rotta de collo mentre er Sor Tarquinio e er Sor Pasquale cocevano sul barbecue allestito dar Sor Gianfranco de tutto, descrizione della cena:
ANTIPASTO PROSCIUTTO ,CECI, FAGIOLI,
FORMAGGIO,OLIVE, SALAME
TRIPPA
SPAGHETTI CACIO E PEPE
BISTECCHE DE MAIALE
BISTECCHE DE VITELLA
SARCICCE
ZAMPETTE DE MAIALE FRITTE
N’SALATA
BROCCOLI
CIAMBELLINE AL VINO
TIRAMISU’
3 LITRI DE VINO BIANCO, 3 LITRI DE ROSSO,AMARI VARI
Le pietanze tutte ottime sono state cucinate dalla Sora Vilma in maniera impeccabile , voglio ringraziarla per la sua gentilezza , ha passato tutta la serata in cucina a preparare le libagioni! GRAZIE!
Simpaticissimo e degni gli Ospiti d’Onore hanno magnato e bevuto da professionisti
Siccome il vino cominciava ad arrivare, iniziano tantissimi, ma tanti discorsi, che allietano la serata, ce fanno fa’ tante risate, ma che devo, per forza de cose, comincià a censurà.
Comincia er torneo de barzellette er Sor Giancarlo e Sor Giannetto,Er Sor Pasquale e er Sor Zagaja hanno detto delle barzelette meravigliose, quella der boccione der Sor Gianfranco ma fatto piagne dal ride, al ritorno pe vede se me la ricordavo lo ridetta ar Sor Pasquale ..ancora sta a piagne-
E poi, il momento delle poesie: le letture sono affidate a Giovanni, Giancarlo e a Zagaja, che fa una chiusura personale, degna davvero di nota.
Mentre la serata scorre come il vino, si consumano tutti i riti tipici delle fraschette: se magna, se beve se legge, se ride, se beve, se magna, se beve
Dopo il rito del sigaro, ci godiamo una brezza mentre discutiamo allegramente tra una risata e l’altra …..Un saluto agli assenti al grande Scrivano Sor Paolo , spero di aver fatto un resoconto completo e esauriente come quelli suoi…

LUNGA VITA A BACCO E ACCIDENTI A CHI NUN BEVE
Sor Massimo – (Hostaria der Curato)

martedì 1 febbraio 2011

24 GENNAIO 2011 I 42 ANNI DER SOR PASQUALE






Cari Vignaroli e non er grande vignarolo Sor Pasquale ha compiuto i suoi 42 anni er 24 Gennaio. Er Sor Pasquale me tocca sopportallo quotidianamente sur treno e ve confermo che è un grandissimo amico sempre pronto quando c'è bisogno de na mano o anche pe finisse na boccia de vino o un piatto d'abbacchio co le patate....
Caro Pascal oltre che amico sei un degno vignarolo, generoso e disponibile, te faccio quindi l'auguri de core e brindo alla tua salute!!!
Sor Massimo

mercoledì 12 gennaio 2011



L'Hostaria ha ricevuto un premio!
Prima di tutto ringrazio :Cri di Pensieri incontrollati (http://pensierincontrollati.blogspot.com/), una delle blogger amica della G.H . da sempre !

Le regole sono queste:

1) Ringraziare chi ci ha premiato

2) Scrivere un post per il premio

3) Passarlo a 12 blog che riteniamo meritevoli

4) Inserire il link di ciascuno dei blog che abbiamo scelto

5) Informare i premiati.

A) http://colorarelavita.blogspot.com/
B) http://unangoloinblu.blogspot.com
C) http://ioeilcontrariodime.blogspot.com/
D) http://marem-serenella.blogspot.com/
E) http://sentierodivita.blogspot.com/
F) http://musauniverso.blogspot.com/
G) http://controbanda.blogspot.com/
H) http://bloglavitaebella.blogspot.com/
i) http://unafriulanaaroma.blogspot.com/

lunedì 10 gennaio 2011

PIAZZA CAMPO DE FIORI ( der Sor Maurizio)




Un'ottimo articolo dallo storico ufficiale della Grande Hostaria er sor Maurizio:

Quante volte si è sentita nominare questa famosa piazza di Roma…. perfino un film nei primi anni del 1960 ha contribuito a far conoscere il nome di questo slargo in tutta l’Italia: era uno di quei film scacciapensieri che allora erano di moda quella serie che chiameranno poi “commedia all’Italiana” un film con Anna Magnani e Aldo Fabrizi.

I due attori hanno, in questa piazza- mercato, i loro banchi di vendita e intpretano due personaggi estremamente litigiosi fra di loro; lei fruttarola e lui pesciarolo,( come a Roma si chiamano il fruttivendolo e il pescivendolo) ma che in fondo in fondo nutrono una pur tenue simpatia l’uno per l’altro anche se velata da continui litigi e ripicche reciproche.

L’ambiente in cui il film si svolge è quello del classico mercato rionale romano con abbondanza di frutta, pesci, banchi per la carne, per il pollame e donne e uomini del popolino ed di ogni censo sociale si aggirano fra i carretti sul cui piano è normalmente esposta la merce per gli acquisti.

I discorsi sono sempre gli stessi, da che mondo è mondo, nell’ambito di un mercato rionale; cambia solo il dialetto …”a sor Tullio, a quanto li fate oggi li broccoli?....eeeh!… così tanto? Ve saluto… vado da n’antra parte, indove costeno de meno!.“ Sono sempre le stesse parole di gente che si frequenta ormai da anni e che hanno preso fra di loro, venditori ed ascquirenti, una certa familiarità quasi confidenziale.

Un bidone intanto lì, in mezzo al camminatoio fra banco e banco, arde con della legna dentro; è inverno e fa un freddo cane e ogni passante freddoloso si ferma un istante e tende le mani verso quel calore provvidenziale e generoso. Ma c’è anche chi approfitta, con le mani stese sul fuoco a scaldarsele, per scambiare due parole, magari convenzionali ma utili per iniziare bene la giornata e per riscaldare il cuore anche con una risata.

Questa è solo una fotografia di un istante di vita di un qualsiasi mercato rionale di ogni città italiana ma a Piazza campo de’ Fiori il panorama non è cambiato a tutt’oggi , e, anzi, già da parecchi secoli la piazza è dedicata al mercato, un mercato che in origine era sulla piazza del Campidoglio finchè nel 1478 venne spostato a piazza Navona.

Questo mercato non ha pace perché, passati pochi anni , Donna Olimpia Maidalchini Pamphili, cognata di Papa Innocenzo X , di cui aveva sposato il fratello molto anziano, riceve in dono dal Pontefice il palazzo Pamphili che era stato costruito proprio li a piazza Navona. Quel mercato disturbava la nobildonna: quel vociare, quelle espressioni popolari, non erano adatte al rango di Donna Olimpia.... basta poco… in un batter d’occhio la potentissima nobildonna fa piazza pulita di polli, galline, pesci, carne frutta, cibarie di ogni tipo e mercanzie di vario genere, per trasferire tutto in un largo spiazzo esistente adibito a prato, poco lontano da piazza Navona, appunto il Campo dei Fiori.

Quella che noi normalmente oggi chiamiamo piazza Campo de’ Fiori, fin dall’antichità era un prato, abbastanza grande, dove venivano coltivati fiori e piante di ogni genere, per divenire, in relazione alle necessità dovute a carestie, guerre o epidemie, un vasto orto per la coltivazione di prodotti alimentari.
Una antica tradizione ricordava che quel prato era in realtà il giardino della villa che Pompeo aveva regalata alla sua amante Flora dal cui nome sarebbe sorto Campus Florae, termine poi divenuto “campo di Flora” e per abitudine alla presenza dei fiori, Campo de ‘ Fiori.

Il mercato dei cavalli e degli animali, poi sopravvenuto, e la compravendita di oggetti di valore di ogni tipo, trasforma quella piazza in un florido centro di affari. Poi, quel campo verde, aperto, da scavi effettuati, si scopre che è la parte centrale dell’antico Teatro di Pompeo con intorno i ruderi delle fondamenta e della costruzione delle gradinate.
Su quei resti vengono costruiti palazzi signorili, alberghi e osterie per ogni ceto sociale,da quelli nobili a quelli più popolari , edifici che vanno ad affiancarsi alle fortificazioni che i signori della nobiltà romana avevano costruito già ai primi anni del 1100 e da allora quello slargo era divenuto un campo per menarsele di santa ragione fra i signorotti locali.

Verso il 1500 la piazza viene lastricata perché era un comodo punto di passaggio per i cortei Papali, per i pellegrini che si recavano a visitare i luoghi sacri, o per gli ambasciatori che si recavano in visita in Vaticano.

Anche famose cortigiane, sia appartenenti alla nobiltà romana , sia della corte pontificia,vengono a risiedere nei palazzi signorili della piazza e nomi conosciuti sono quelli di Vannozza Caethani, l’amante di Alessandro VI Borgia o la Fornarina o Imperia, tutti nomi di grandi favorite, giungono anche a gestire locande e hosterie come fece la stessa Vannozza.

Sorgono così le locande della Luna, della Stalla, dell’Angelo, della Nave, tutt’ora riconoscibili anche se le murature sono state poì modificate dalle ristrutturazioni ma già da allora gli ingressi agli stabili erano indicati con i numeri civici che sono gli stessi di oggi. Ad esempio al n. 11 c’era la locanda della Vacca, della Giovanna Caethani,la Vannozza sopra citata.

Gli scontri fra le classi nobili divengono col tempo, talmente furibondi da tramutarsi in vere battaglie con morti e feriti tanto che le autorità ecclesiastiche come monito, vi pongono il palco per il supplizio della corda . Questa corda veniva tesa non dalla piazza bensì dalla vicina piazza Farnese dove era installata la ruota che girando, faceva tendere la corda e tutt’ora c’è via della Corda, la piccola strada che allora era attraversata longitudinalmente dalla corda stessa al cui capo, in piazza Campo dei Fiori, venivano legate le braccia del condannato e, col girare la ruota, quelle povere braccia venivano strappate letteralmente dal tronco, ledendo i tendini e i muscoli. Una atrocità assurda ma c’era anche di peggio per quei tempi.

Questa piazza è tristemente famosa perché vi venne arso vivo Giordano Bruno, il filosofo che la Chiesa condannò come eretico e purtroppo il supplizio per chi veniva accusato di eresia era il rogo.
Ora al posto del palco del patibolo , e al centro della piazza, c’è un monumento a lui dedicato, costruito nel 1889 . Una volta sullo stesso posto dove era il palco delle torture c’era una fontana con delfini bronzei…. Era composta da una base a forma di tazza ovale e chiusa da un coperchio sul quale era scritto in caratteri latini” Ama Dio e non fallire, fai del bene e lascia dire”- anno 1622-

Quella statua di Giordano Bruno costituisce il simnbolo dell’anticlericalesino, l’immagine a ricordo di quel tempo che ha caratterizzato uno dei periodi più oscuri della Chiesa.

La piazza, di notte, oggi è divenuta un centro di richiamo per giovani , per ubriachi e drogati, dove uomini, donne e spacciatori si scambiano le loro merci sotto lo sguardo severo di Giordano Bruno.Poi, con l’arrivo del mattino, quando è stata fatta piazza pulita dalla Nettezza Urbana di cartacce, siringhe e bottiglie di birra rotte e dopo che potenti getti di idranti hanno eliminato ogni lordura, ecco tornare i simpatici carretti del mercato con i venditori che gridano al vento la buona qualità della loro merce.

mercoledì 22 dicembre 2010

I RE MAGI - di Gabriele D'Annunzio-



La notte era senza luna; ma tutta la campagna risplendeva di una luce bianca e uguale come il plenilunio, poiché il Divino era nato; dalla campagna lontana i raggi si diffondevano....
Il Bambino Gesù rideva teneramente, tenendo le braccia aperte verso l'alto, come in atto di adorazione; e l'asino e il bue lo riscaldavano col loro fiato, che fumava nell'aria gelida.
La Madonna e San Giuseppe di tratto in tratto si scuotevano dalla contemplazione, e si chinavano per baciare il figliolo.
Vennero i pastori, dal piano e dal monte, portando i doni e vennero anche i Re Magi. Erano tre: il Re Vecchio, il Re Giovane e il Re Moro.
Come giunse la lihttp://www.blogger.com/img/blank.gifeta novella della natività di Gesù si adunarono.
E uno disse:
- È nato un altro Re. Vogliamo andare a visitarlo ?
- Andiamo - risposero gli altri due.
- Ma con quali doni?
- Con oro, incenso e mirra.
Nel viaggio i Re Magi discutevano animatamente, perché non potevano ancora stabilire chi, per primo, dovesse offrire il dono.
Primo voleva essere chi portava l'oro. E diceva: - L'oro è più prezioso dell'incenso e della mirra; dunque io debbo essere il primo donatore.
Gli altri due alla fine cedettero. Quando entrarono nella capanna, il primo a farsi innanzi fu dunque il Re con l'oro.
Si inginocchiò ai piedi del bambino; e accanto a lui si inginocchiarono i due con l'incensi e la mirra.
Gesù mise la sua piccoletta mano sul capo del Re che gli offerse l'oro, quasi volesse abbassarne la superbia. Rifiutò l'oro; soltanto prese l'incenso e la mirra, dicendo: - L'oro non è per me!

mercoledì 15 dicembre 2010

71 ANNI DER SOR MAURIZIO


Lunga vita a Bacco! Cari fratelli Vignaroli e non , er 16 Dicembre er Sor Maurizio
compirà le sue 71 primavere, er Sor Maurizio nonostante l'acciacchi cerca de dasse
da fa tutti i giorni, s'impegna ner suo gruppo di storia, legge e scrive parecchi articoli de storia e soprattutto nun se fa manca mai un bicchiere de bon vino ai pasti,
detto ciò Maurizio te faccio i miei auguri de core e brindo alla tua salute!!!
Massimo

sabato 6 novembre 2010

5 NOVEMBRE AR POSTIGLIONE
















RESOCONTO FRASCHETTA DEL 05/11/2010
Luogo : GRANDE TEMPIO
titolo "magna e nun rompe" sottotitolo "se stanno a vende tutto ,pure er sole e l'aria fresca...ma la fava romanesca ja potemo arigala..."
Ora : 21 circa
PRESENTI
Sor Paolo Hostaria della Sirena – Fratello Vignarolo
Sor Massimo Hostaria der Curato – Fratello Vignarolo
Sor Tarquinio Hosteria della Madonnuccia - Fratello Vignarolo
Sor Pasquale Hostaria der Minestraro– Fratello Vignarolo
Sor Angelo er Carbonaro - Fratello Vignarolo in conferenza telefonica

OSPITE d’ONORE
Sor Stefano – Hostaria der Moro

Resoconto
Una serata raccolta presso il Grande Tempio, dopo una splendida giornata di Novembre.
Lo dico subito. L’assenza der Sor Giannetto e der Sor Zagaja mi ha colto di sorpresa, tant’è che, d’accordo cor sor Tarquinio, decidiamo di invitarli a portare il vino “riparatore” alla prossima frasca. Più che una punizione, me sembra un premio!
La serata ha visto ospite er sor Stefano, amico di vecchia data der sor Massimo.
E così,ci sembra giusto creare i presupposti per una passatella, che, incredibilmente, porta a sorpresa delle novità: sor Paolo Padrone, Sor Tarquinio Sotto…e poco ci mancava de fa Olmo Pasquale!!!
Insomma, er sor Tarquinio ha sparigliato le carte…laddove ci aspettavamo er sor Stefano Olmo, il buon Tarquinio ha fatto penare maggiormente er sor Pasquale e lo stesso sor Massimo.
Durante la serata, c’è stata la telefonata der Sor Angelo er Carbonaro, in missioni in Piemonte, che quindi risulta assente ma presente.
Una piacevole presenza.
Pietro,il nostro amico del Grande Tempio, ci fa trovare a tavola già il vino. Ci porta i nostri antipasti, sempre deliziosi: coratella, fagioli, affettati, pizza fritta, burrata, ricotta e mozzarelline.
Nel frattempo, si opera il gioco della Zeppa Gradita, che vede vincitore er Sor Massimo. Non lo mollava quello stecchino!!! (dicono le malelingue! ahahah)
Mentre leggo che Pasquale maneggia(cosa non sappiamo) ricordo un bel trittico di poesie, lette dai presenti in sala:er carzolaro che se fida di Trilussa, La scelta der Papa del Belli e la Creazione di Fabrizi.
Un altro simpatico dettagio è l’inversione dei bicchieri der sor Paolo, che ha “casualmente” usato il bicchiere dell’acqua per il vino: che strano!
Nel momento in cui giungono le grigliate miste, accompagnate da patate e broccoletti, sono scattate una serie di barzellette e di brindisi. Le barzellette in particolare, sono state come sempre, pure e caste. E, nota particolare, il grande sor Pietro, ci ha allietato con un paio di barzellette sue! Direi sor Pietro quasi ospite d’onore!!!
Il rito del sigaro ha chiuso una bella serata, accogliente e, soprattutto, mangereccia come sempre.
Er Grande Tempio è sempre er Grande Tempio!


LUNGA VITA A BACCO E ACCIDENTI A CHI NUN BEVE
Sor Paolo – Scrivano Pubblico – Già Poeta d’Hostaria – Custode dell’Hostaria della Sirena – Ubbriacone – Campione assoluto con Tarquinio nelle discipline di carte di Briscola,Scopa,Scopone Scientifico

lunedì 25 ottobre 2010

27/10/2010 Er compleanno der Sor Paolo 31 anni!












Lunga vita a Bacco! Cari vignaroli e non er fido scrivano compie 31 anni, er caro
Sor Paolo è inutile dirlo è un grande vignarolo, nun glie posso rimproverà gnente
magna, beve, fuma e decanta (speciarmente dopo er terzo bicchiere)poesie e detti
romaneschi co nà passione che è un piacere esseglie amico.
Per questo amico mio in attesa de arivedecce pe la prossima frasca brindo alla
tua salute!
Auguri Massimo