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domenica 27 gennaio 2019

Osterie romane e misure del vino

La storia del vino e delle osterie si intreccia a Roma con il succedersi dei papi che nel tempo dimostrarono sempre un certo interesse per l’argomento, in parte dettato anche dalle cospicue entrate che le tasse sul vino assicuravano. Numerose furono le norme emanate dai papi a cui gli osti dovevano attenersi. Si cercava sia di regolare l’uso smodato del vino da parte dell’esuberante popolo romano che, spesso dopo abbondanti banchetti e aver bevuto qualche bicchiere di troppo, finiva per degenerare in sanguinose risse, ma anche di evitare le frodi da parte degli osti. La principale frode dell’oste consisteva nella cosiddetta "sfogliettatura" cioè la non completa riempitura del boccale, il recipiente fino a quel momento era di terracotta o di metallo e non permetteva di valutare il contenuto all'interno. Proprio per evitare tale malcostume il papa Sisto V Peretti decise di porre fine ai contenitori nei quali il vino non fosse visibile, concedendo all’ebreo Meier Maggino di Gabriello di fabbricare contenitori in vetro in modo che si potesse controllare l’esatta misura che l’oste serviva. Nel 1588 il pontefice obbligava gli osti ad utilizzare le nuove misure in vetro. Nascono così le tipiche misure delle osterie romane, che ancora oggi sono presenti sulle nostre tavole.Quando furono introdotti i contenitori in vetro la misura esatta era dat da una riga incisa sul vetro chiamata capello. E quando l'avventore si lamentava che il vino era di meno l'oste rispondeva: E sta a guarda' er capello🍷

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